Massimiliano Smeriglio sull'ultrà compagno ancora in galera
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lunedì 19 novembre, 2007 11:26
by caparossa - OMIRIDE (onanismo militante per la rivoluzione desiderante)
La storia di Lorenzo, compagno ultrà
Lorenzo, compagno ultrà della Roma, massacrato arretato e dalla polizia mentre andava allo stadio, è ancora in galera con l'accusa di terrorismo.
Lorenzo libero, subito.
Liberazione, 18 novembre 2007, pp. 1-2
Lettera alla ministra, dopo la visita in carcere a uno dei ragazzi arrestati
Cara Melandri, ti parlo di Lorenzo
ultrà di Korogocho, finito in cella
Massimiliano Smeriglio*
Fa freddo e piove a Roma, fuori Regina Coeli mi aspetta Valerio Mastandrea, amico di Lorenzo Sturiale, uno dei quattro ultrà arrestati a Roma dopo la domenica di follia. Valerio mi consegna un pacco di libri e l'ansia di capire come sta davvero Lorenzo, come sta fisicamente, dopo le botte ricevute durante la carica che gli hanno procurato una squarcio sulla testa ricucito con quindici punti di sutura.
Lorenzo è un compagno di movimento, ha collaborato con Rifondazione, insieme a Valerio e a tanti altri si è occupato di promuovere l'associazione "Belli come il sole" che fa della liberazione dal carcere dei bambini la sua mission e che promuove iniziative musicali e culturali per i detenuti. Per i media Lorenzo è un ultrà, lui dice di essere un tifoso, un romanista militante che segue la squadra del cuore in casa e in trasferta. Per i media ultrà è sinonimo di violenza e ricerca ossessiva dello scontro, una categoria criminalizzante che tutto ricomprende. Per molti giovani il mondo ultrà ha a che fare con la ricerca di identità collettiva e con il vincolo comunitario. Lorenzo ha trent'anni, è precario, studia scienze della comunicazione, autoproduce video ed ha fatto il volontario nello slum di Korogocho a Nairobi, quella di padre Zanotelli. La domenica, quando la Roma gioca in casa, parcheggia la macchina alla Farnesina e da là si avvia allo stadio. Così ha fatto anche quella maledetta domenica, pensando che ormai la partita si sarebbe giocata; intorno alle 18 si ritrova in mezzo alla carica fatta nei pressi dello stadio, cade, viene ripetutamente colpito in testa e sul corpo dalla furia della celere e poi viene arrestato. Lorenzo è incensurato e non ha carichi pendenti. Ora si ritrova in carcere con l'accusa di violenza e oltraggio e con la prospettiva di rimanerci per un po'. Tra i frutti avvelenati della caccia alle streghe c'è la negazione del processo per direttissima che, certamente, avrebbe portato alla sua scarcerazione. Cara ministra, le racconto questa storia perchè non sono riuscito a spiegare a Lorenzo il motivo per cui un poliziotto che è accusato di omicidio volontario se ne sta a casa mentre un ragazzo incensurato sta in galera benchè accusato di reati infinitamente meno gravi. Ne vogliamo parlare? E racconto la storia di Lorenzo non per fare il solito giochino di una politica cieca e muta sempre alla ricerca dei suoi simili o della distinzione manichea tra buoni e cattivi. Parlo di Lorenzo per dire che dietro uno stereotipo vi sono persone, storie, traiettorie complicate, spesso aspre, ma che noi dobbiamo saper interpretare. E non basta la lettura tutta politicista dei fascisti negli stadi da combattere con leggi speciali. Certo il tentativo di Fiamma Tricolore e di Forza Nuova di egemonizzare e gestire le curve è evidente e, stranamente, poco contrastato da societè e apparati delle Stato che dovrebbero fare prevenzione. Soprattutto quando questo mix esplosivo di violenza reazionaria attacca concerti o case occupate, come è avvenuto a Roma negli ultimi mesi.
Ma oltre la sfera politica vi è una dimensione sociale, un disagio esplicito di fette di popolazione giovanile, spesso di periferia, che si esprime per via identitaria con i "boia chi molla" che non possiamo far finta di non vedere.
Se la sinistra si fosse fermata alla contemplazione e alla criminalizzazione della rivolta di Reggio Calabria avrebbe consegnato una intera comunitè alla reazione. Cosè non fu perchè erano anni in cui riuscivamo a fare meglio il nostro mestiere. Correva l'anno 1970.
La leva repressiva, la decretazione d'urgenza, la morsa intorno ai grandi gruppi ultrà, non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Con le accuse di terrorismo siamo arrivati alla farsa impotente, alla prossima tragedia non ci resterè che rispondere con il reato di crimini di guerra. E poi?
Cara ministra le chiedo semplicemente di fare il suo lavoro, e cioè di promuovere politiche giovanili attive, in grado di costruire ponti e dialoghi la dove oggi sembra impossibile tornare alla parola. Francamente ho avuto spesso l'impressione che lei si percepisse come una costola del Ministero dell'Interno. Facciamo fare ad Amato il suo lavoro, magari meglio di quanto abbia combinato in questi giorni, e lei provi a bussare ad alcune porte, magari cominciando da quella della cella di Lorenzo. Sarebbe, per lui, una novità enorme: per la prima volta lo Stato avrebbe un volto diverso da quello delle truppe di celerini che incrocia ogni domenica. Ma che ha anche incrociato per le vie di Genova nel 2001, prima e dopo la morte di Carlo. Un altro ultrà della Roma, un altro che avrebbe visto volentieri Korogocho. Non ne ha avuto il tempo.
*deputato Prc - Se e segretario federazione romana del prc
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